"Troppe irregolarità nella Chirurgia di
Torregalli"
Ce l'hanno fatta.
Dopo sei mesi i tre saggi incaricati dall'Azienda sanitaria
fiorentina di passare al setaccio l'attività dell'area chirurgica
dell'ospedale di San Giovanni di Dio a Torregalli, hanno partorito.
La relazione - dieci cartelle fitte cui si sommano un'infinità di
allegati - da ieri mattina è nelle mani dei vertici aziendali.
Ufficialmente, niente la relazione avrebbe a che vedere con la morte
di Patricia Castillo, la ventiseienne peruviana deceduta nell'aprile
scorso dopo un intervento che avrebbe dovuto essere "banale",
proprio in uno dei reparti chirurgici messi sotto esame. In realtà
questa indagine interna - cui si aggiunge l'inchiesta che sta
portando avanti il magistrato Tommaso Picazio - è nata proprio per
verificare se e quanta responsabilità abbia avuto nella prematura
scomparsa della ragazza la condotta professionale dell'allora
primario, Paolo Casetti, indagato per Patricia e per altri episodi
denunciati da ex pazienti. L'Asl ha chiesto al medico di occuparsi
per tre mesi della redazione di un progetto sui percorsi
assistenziali per i malati oncologici, distaccandolo all'Iot, ma
Casetti ha rifiutato l'incarico, rivolgendosi al pretore del lavoro
e reclamando un suo ruolo attivo, da chirurgo quale si sente,
insomma. Ma il giudice non ha ritenuto valide le richieste del
medico, che attualmente non lavora: si trova a casa, infatti, per
motivi di salute. Per quanto riguarda le risposte consegnate dalla
Commissione (composta da un chirurgo, un anestesista e un medico
legale), sul primo punto, ovvero gli aspetti professionali degli
atti chirurgici, gli esperti hanno detto di non potersi esprimere
"per la ristrettezza dei tempi e perché ci sono altri a indagare".
Per quanto riguarda la definizione di eventuali punti critici
relativi alla qualità organizzativa dei vari percorsi
diagnostico-terapeutico-assistenziali adottati nei singoli casi in
esame e la definizione dei punti critici relativamente alla qualità
della documentazione clinica, le risposte vengono riportate dal
direttore generale della Asl Paolo Manichetti: «La Commissione ha
evidenziato problematiche rilevanti al modo di tenere la
documentazione clinica all'interno dell'area Chirurgica di
Torregalli, soprattutto per quanto riguarda la Chirurgia Seconda
(ovvero quella di Casetti, ndr.)», rivela. «Cartelle incomplete, non
tempestive, che non mettono in condizione il paziente di essere
seguito al massimo della qualità — riprende Menichetti —. Aspetti
che non coinvolgono la Terapia intensiva, né la Rianimazione. Altri
nei individuati dagli esperti riguardano gli aspetti organizzativi e
gestionali, forse dovuti alla compresenza di tre primari nella
stessa area, che operavano in orari diversi con lo stesso team
infermieristico, nella più assoluta mancanza di consegne scritte.
Comunicazione insufficiente fra medici della chirurgia e infermieri,
insomma, come fra chirurghi e altri specialisti». Tesissimi infatti,
all'epoca del fatto, i rapporti con i medici della Terapia intensiva
e dell'Anatomia patologica. «Situazione che è stata fronteggiata»,
conclude Menichetti, che annuncia novità in arrivo per i circa 80
primari dell'Azienda. Novità contenute nel del decreto legislativo
229, che prevede nuovi contratti di 7 anni per i primari, sempre
più... manager.
di Letizia Cini
INIZIO
PAGINA |